Matera Capitale della Cultura Europea 2019

13 Giu 2017
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Matera è una città antichissima, abitata ininterrottamente sin dal Paleolitico. 

In alcune grotte sono stati rinvenuti reperti e scheletri animali risalenti al Paleolitico medio (35.000 – 130.000 anni fa).

Nel corso del Neolitico (5000- 8200 anni fa) la popolazione divenne stanziale.

Durante l’Età dei metalli (3-5000 anni fa) gli insediamenti umani si concentrarono sulla sponda destra del torrente Gravina. Numerose sono le teorie sull’etimologia del toponimo Matera: secondo Colaianni la città era chiamata dai Greci “Mataia ole” termine che deriverebbe da “Mataio olos” ovvero “ tutto vuoto”, con evidente riferimento alla morfologia delle gravine del materano. Secondo altre fonti, deriverebbe da “Mata” (mucchio di rocce) o dalle iniziali di Met(aponto) ed Hera(clea), avendo accolto i profughi dei due centri magnogreci dopo la loro distruzione.

Un’altra teoria fa derivare Matera dal greco meteoron ovvero “cielo stellato”. E non manca chi ricollega il toponimo a “mater” ovvero “madre terra”, a “materia” (matheria) o “materies” termini che indicavano la legna da taglio o da costruzione, in riferimento alle zone boschive in cui la città sorgeva.

In epoca romana, la città sarebbe stata coinvolta nella seconda guerra punica quando Annibale, nel tentativo di conquistare alla propria causa le popolazioni osche ed italiote ed isolare Roma, occupò Metaponto, Turi ed Eraclea: in questa occasione, secondo la tradizione, Annibale avrebbe occupato anche Matera per farvi svernare il proprio esercito.

Il crollo dell’impero romano d’occidente (476) e le invasioni barbariche che seguirono, costituiscono un periodo critico per l’Italia meridionale, che conosce un lungo periodo di frequenti devastazioni e di instabilità socio-politica. In questo periodo Matera fu dapprima conquistata dai Goti e poi a lungo contesa tra questi ultimi e i Bizantini (guerra gotica).

Dopo l’insediamento dei Normanni, avvenuto nel 1043, Matera conosce un periodo di relativa prosperità.

Questa parentesi di prosperità continua anche con il dominio svevo, prima con Federico II e poi con suo figlio Manfredi. In questo periodo, la diocesi di Matera viene elevata a metropolita e unita a quella di Acerenza (1203) e viene pertanto costruita la cattedrale, ultimata nel 1270 dopo la morte di Manfredi e la presa di potere di Carlo I d’Angiò. 

Il dominio angioino si traduce per Matera in una fase critica,  interrotta solo dall’arrivo degli aragonesi, che con Alfonso V il Magnanimo s’impadroniscono di gran parte dell’Italia centro-meridionale. Sotto il regno di suo figlio, Ferdinando I re di Napoli, Matera gode di speciali privilegi e diventa il centro strategico delle operazioni militari.

I materani ancora una volta accolsero con gioia il ritorno degli aragonesi, ma Ferdinando II sottopose la città al giogo feudale, affidandone il governo a Giovan Carlo Tramontano.

L’ascesa al potere di quest’ultimo e il suo dominio opprimente per la popolazione e la nascente borghesia della città causò un diffuso malcontento, sfociato il 29 dicembre del 1514 nell’assassinio del conte nei pressi della cattedrale, in una stradina laterale che da quel momento è stata ribattezzata “via Riscatto”. 

Nel 1663 Matera cessò di far parte della Terra d’Otranto e diventò capoluogo della Basilicata. Nel corso del XVIII secolo la città conobbe un notevole sviluppo e divenne “sontuosa come non lo era stata mai e come non lo sarà mai successivamente”. 

Intanto nasceva malcontento tra i contadini, i quali attendevano l’assegnazione delle terre e le esenzioni fiscali che erano state promesse e non concesse. Forse sobillati dai Borboni, i contadini assalirono il palazzo del conte Gattini, considerato diretto responsabile della mancata ripartizione delle terre, e lo uccisero assieme al suo segretario e al fattore.

All’indomani dell’Unità d’Italia, erano già evidenti i gravi effetti provocati dalla forzata “piemontesizzazione “ del Sud, avvenuta soprattutto a spese delle masse contadine: la reazione fu quella disperata del Brigantaggio. Alla fine della guerra tra l’esercito e i briganti si contarono migliaia di morti: ben 6219 solo in Basilicata e sono nel triennio 1860-63. 

Nel periodo difficile e doloroso della prima guerra mondiale, gli abitanti di Matera si comportano in modo “serio e virile” e le autorità civili e religiose assistono le famiglie dei militari al fronte: ai 271 materani caduti al fronte si aggiungeranno le numerose vittime dell’influenza spagnola che si verifica di lì a poco.

Dopo la marcia su Roma e l’affermazione del fascismo, i problemi di Matera mantenevano intatta la propria urgenza. Le richieste dei contadini all’indomani del primo conflitto mondiale erano rimaste disattese dalla classe politica.

Negli anni ’20 e ’30 si registrò un certo sviluppo nell’edilizia popolare e vennero effettuate opere di bonifica e il restauro di alcune importanti chiese. Nel 1926 Vittorio Emanuele III visitò la città per inaugurare il monumento ai caduti e il nuovo ospedale. Nel dicembre dello stesso anno Matera ridiventava capoluogo di provincia mentre nel luglio dell’anno successivo,con l’allacciamento alla rete dell’Acquedotto Pugliese, veniva risolto l’annoso problema dell’approvvigionamento idrico. 

Nel 1936 la città veniva visitata anche da Mussolini e, secondo gli storici del tempo, all’inizio si mostrava “quasi tutta caldamente fascista”.

Di lì a poco le tristi vicende della Seconda guerra mondiale avrebbero segnato un momento doloroso ed eroico al tempo stesso per la vita della città. La giornata più eroica nella storia recente di Matera è senz’altro quella del 21 settembre 1943, quando la città fu la prima nel Mezzogiorno d’Italia ad insorgere contro i nazifascisti. 

Nel secondo dopoguerra, l’opinione pubblica nazionale si mostrò sempre più interessata alle condizioni di vita degli abitanti dei Sassi, portando prima Palmiro Togliatti e poi Alcide De Gasperi a visitarla, rispettivamente nel 1948 e nel 1952. Fu proprio quest’ultimo, il 17 maggio del 1952, a firmare la Legge n. 619, con la quale veniva disposto il risanamento dei Sassi e la costruzione dei nuovi quartieri della città.

I Sassi, a cominciare dalle zone più malsane, furono progressivamente sgomberati e vennero contestualmente realizzati i nuovi quartieri della città: rione Serra Venerdì, Platani, Borgo La Martella, rione Spine Bianche, Villalongo, Lanera, Agna, Piccianello e Venusio accolsero gli abitanti provenienti dal Sasso Caveoso e dal Sasso Barisano che, in cambio della nuova casa (per la quale pagarono un irrisorio canone d’affitto), vennero espropriati della vecchia e da quel momento la maggior parte delle case dei Sassi diventarono di proprietà demaniale. 

Con la legge n. 771 dell’11 novembre 1986, dopo circa vent’anni di completo abbandono, venne finanziato il restauro conservativo dei rioni Sassi, tuttora in corso.  Nel 1993 i Sassi sono stati dichiarati dall’UNESCO “Patrimonio mondiale dell’umanità”, assieme al prospiciente Parco delle chiese rupestri, in quanto rappresentano “il più eccezionale ed intatto esempio d’insediamento trogloditico nella regione mediterranea, perfettamente adattato al proprio terreno ed ecosistema. Il primo insediamento risale al Paleolitico, mentre i successivi illustrano un numero significativo di fasi della storia umana”. 

Il 17 ottobre 2014 la città di Matera è stata nominata “Capitale Europea della Cultura 2019”.

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